Perché non abbiamo più scritto e cosa abbiamo ancora da dire

Con l’Assemblea diocesana si è chiuso quel triennio, decisivo per il futuro dell’AC diocesana, che ha dato il nome al nostro blog e che ha costituito il filo rosso di tutti i ragionamenti che abbiamo fatto su queste pagine.

D’altra parte ultimotriennio ha diradato le sue uscite, fino praticamente a fermarsi, molto prima di questa Assemblea. I motivi sono stati accennati qui e là, ma vale la pena di riassumerli.

Quando abbiamo iniziato a scrivere sentivamo in maniera particolarmente acuta la mancanza di trasparenza e la manipolazione dell’informazione associativa nell’associazione diocesana: ci sembrava che ci fosse necessità di un luogo dove discutere liberamente, soprattutto senza censure, fra persone che avevano a cuore l’Associazione e volevamno confrontarsi sulle sue scelte. Non ci immaginavamo, quindi, di essere noi a scrivere la maggior aprte degli articoli, ma pensavamo che fosse possibile ospitare opinioni di diverse provenienze e impostazioni.

Questa idea è naufragata ben presto: perché il gruppo dirigente diocesano si è chiuso a riccio (c’è stato perfino un assistente che ha proibito di scrivere sul blog o addirittura di rilasciare interviste), è venuta a mancare la possiiblità di un confronto di opinioni differenti e quindi quel che poteva essere un dialogo è diventato un monologo, il nostro.

La cosa non è successa dall’oggi al domani e ce ne siamo accorti forse in ritardo; abbiamo comunque continuato a lavorare perché in ogni caso, col sito diocesano spesso fermo e sempre avaro di informazioni, pensavamo che una fonte di informazione in più – onesta, libera e indipendente – fosse ancora utile all’AC e ai soci in generale. A un certo punto, però, anche il senso di questa funzione è diventato labile, per tre motivi:

  • è difficile essere onesti quando le informazioni mancano (il centro diocesano ha mantenuto la sua scarsa trasparenza per tutto il triennio e il rubinetto delle informazioni è stato sapientemente razionato per tutto il tempo): si scrive sulla base di impressioni e perciò si sbaglia facilmente dal punto di vista fattuale, cosa che a noi rischiava di capitare con sempre maggiore frequenza;
  • tutti i monologhi tendono, per forza di cose, a farsi rabbiosi: rileggendo il blog ci siamo resi conto che il tono degli articoli è diventato via via più amareggiato, più violento, più affaticato, rischiando progressivamente di farci passare dalla parte del torto; in ogni caso a litigare, anche avendo ragione, ci si abbruttisce sempre, e noi abbiamo deciso che preferivamo vivere più sereni;
  • ci siamo resi conto che non esisteva, nell’associazione, una “opinione pubblica” libera da pregiudizi che potesse trarre giovamento da una fonte di inforamazioni indipendente: nel corso del tempo la vitalità delle associazioni è diminuita ulteriormente, le opinioni rilevanti sono rimaste solo quelle di chi frequentava il centro diocesano o quelle di pochissime associazioni parrocchiali e quindi, in breve, non c’erano molti lettori che potessero giovarsi del nostro tentativo di creare dibattito.

Nella redazione c’era chi avrebbe preferito chiudere del tutto e chi pensava che fosse meglio rimanere aperti, con una attività minima, non sapendo se in un futuro ultimotriennio potesse tornare a essere utile o significativo. Alla fine abbiamo preferito questa seconda soluzione.

Adesso, però, il triennio è definitivamente terminato.

L’Assemblea ci ha dato allo stesso tempo torto e ragione. Ci ha dato ragione nel mostrare ancora una volta la debolezza estrema dell’Associazione e la difficoltà nell’impostare un rilancio, a partire anche da un rinnovamento del Consiglio che non c’è stato. Ci ha dato torto perché l’AC galleggia ancora, sia pure a malapena, e quindi potrebbe esserci tempo perché l’innesto di energie rappresentato dai nuovi assistenti riesca a rimettere in sesto la barca. Molto dipenderà, ovviamente, da chi sarà scelto come nuovo Presidente diocesano.

L’AC sembra avere ancora, davanti a sé, un “ultimo triennio”. Forse meno: uno o due anni in una situazione che in questo momento, obiettivamente, non sembra offrire molti sbocchi: non sembra ci siano persone nuove, idee diverse o valide. Ma un po’ di tempo prima del collasso c’è ancora.

Non saremo noi a seguire questo nuovo “ultimo triennio”, però abbiamo deciso di tenere aperto e a disposizione il blog, sia per permettere ancora la lettura dei vecchi articoli, che comunque sono stati scritti, sia perché non conosciamo il futuro e non sappiamo se per qualche strano caso uno spazio di discussione come questo possa chissà come tornare utile. Del resto, manteniamo la nostra idea che il dialogo e il dibattito sono il segno di un’associazione sana, e perciò non possiamo che suggerire alla nuova Presidenza di mettere mano al sito diocesano e agli altri strumenti di comunicazione (la pagina Facebook, per esempio) per migliorare l’informazione e la comunicazione associativa – senza censure, finalmente.

A noi resta da completare il bilancio dell’esperienza. I commenti sotto questo articolo restano aperti: se qualcuno vorrà dirci cosa è stato per lui o lei ultimotriennio e cosa ne pensa – anche le voci critiche saranno benvenute, anzi, specialmente quelle – scriva pure qui sotto.

Annunci

I nuovi assistenti dell’AC diocesana

Il 27 maggio il sito della diocesi ha annunciato che S.E mons. Miglio ha nominato i nuovi assistenti dell’AC . Don Giuseppe Camboni sarà il nuovo assistente unitario, mentre alle varie articolazioni vanno don Pierpaolo Piras (adulti), don Mario Pili (giovani) e don Mariano Matzeu (ACR).

Anche la redazione di ultimotriennio si unisce ai sentimenti di gratitudine per il Vescovo e di affetto per i nuovi assistenti espressi in questi giorni da tanti nell’Associazione e nella chiesa di Caliari: da parte nostra asssicuriamo sostegno nella preghiera, rispetto e amicizia. A don Giuseppe Camboni, che tutti e tre abbiamo conosciuto e apprezzato da assistente dell’ACR e che è un gradito ritorno, va un pensiero speciale.

Il confronto dei programmi sulla scuola a cura del Movimento Studenti

Fra i soci di Azione Cattolica i docenti e gli studenti sono numerosi, quindi è chiaro che le opinioni dei partiti sulla scuola e i loro diversi programmi costituiscono un elemento di valutazione importante per orientarsi riguardo al voto, per non parlare del fatto che da sempre la comunità cristiana si è mostrata attenta ai temi dell’educazione e della formazione, anche riguardo alla qualità dell’offerta scolastica, al rispetto della libertà di coscienza e alla strutturazione dei programmai.

Ha fatto quindi molto bene il Movimento Studenti a riassumere in maniera sinottica le posizioni sulla scuola di tutti i partiti (pubblicando anche i programmi originali utilizzati per la sintesi).

Potete leggere il frutto del loro lavoro qui: siamo sicuri che si tratta di un utile contriburo a un voto responsabile.

Ricordando Dossetti

Cade oggi il centenario della nascita di Giuseppe Dossetti, una figura esemplare di laico (e di monaco) cattolico che ha segnato, in modi diversi, la storia della Chiesa italiana nel dopoguerra, nel pre-Concilio e negli anni recenti.

In vista della ricorrenza segnaliamo l’uscita di un libro a lui dedicato, della casa editrice Il Margine (altri sono in preparazione presso Il Mulino) e pubblichiamo due estratti di un’intervista a Dossetti, che ci paiono significativi.

Il primo riguarda la nomina a vice-segeretario della DC:

Ripensandoci  adesso e vedendo le cose in una prospettiva lontana, quella notorietà provincialissima  che avevo allora è servita semplicemente a prendere un uomo del Nord, come si doveva, che avesse fatto un poco di attività partigiana e che fosse così sconosciuto da non poter dare fastidio per l’eternità. Qui c’è stato l’equivoco. C’erano altri nomi, io li ho fatti:  perché non questo, non quello? Questi altri nomi erano già noti, si sapeva di loro, invece  io ero il meno conosciuto, non sapevano di me, sopratutto non sospet­tavano che avrei creato delle grane. Le ho create davvero, con buone intenzioni certamente. Sono stato un rompiscatole. Ecco, la fortuità. Io insisto su questo: la gratuità. Ero professore, avevo il mio lavoro, ci tenevo, mi riusciva; avevo un certo successo e una certa simpatia da parte degli studenti; non avevo nessuna intenzione di fare della politi­ca la mia professione, nemmeno quando ci sono stato dentro;  per questo con grande semplicità, quando ho capito come sta­vano veramente le cose, e mi è sembrato di avere ormai suf­ficientemente meditato, li ho salutati e me ne sono venuto via. Non mi è costato niente, non ho fatto nessun bel gesto. Ho semplicemente continuato, al di là di quell’episodio, la mia vita, con lo sbocco al quale il Signore poi mi aspetta­va.

Il secondo ci appare assolutamente profetico, se considerato rispetto ai nostri giorni (l’intervista è del ’93):

Viviamo in una crisi epocale. Io credo che non siamo ancora al fondo, neppure alla metà di questa crisi. Sempre più ci sto pensando. Sono convinto che lo scenario culturale, in­tellettuale, politico non ha ancora  esplicitato tutte le sue potenzialità. Noi dobbiamo considerarci sempre di più  alla fine della terza guerra mondiale; una guerra che non è stata combattuta  con spargimento di sangue nell’insieme,  ma che pure c’è stata in questi decenni. Questa guerra è in qualche modo finita, con vinti e vincitori, o con coloro che si credono vinti ed altri che si credono vincitori. La pa­ce, o un punto di equilibrio, non è stata ancora trovata in questo crollo complessivo. Il mondo è crollato  oggi più che non  dopo il 1918 o il 1917. Si pensi alla Russia: cosa è accaduto della Russia?  Ha perduto la guerra e si trova in condizioni peggiori di quelle del momento del suo disfaci­mento nel 1917, anche  strategicamente e territorialmente. È è stata amputata più gravemente che nel trattato di Brest Litovsk, con conseguenze indicibili, indescrivibili. Gli Stati Uniti cosa hanno vinto ? Non si può dire che siano  vincitori. È crollato il mondo avversario senza che l’Occi­dente se ne rendesse conto e senza che preparasse niente. Durante i due primi conflitti mondiali, nella fase finale delle operazioni militari, c’è stata una preparazione della pace,  tanto nel 1917 che nel 1943-44; oggi niente  di simi­le, niente è stato preparato, tutti sono stati sorpresi e tutti sono stati sconvolti. […] Questa speranza, globale in un certo senso, è speranza per tutto il mondo, perché la grazia di Dio c’è, perché Cristo c’è, e non la localizza in niente, tanto meno in noi. L’unico grido che vorrei fare sentire oggi è il grido di chi dice: aspettatevi delle sorprese ancora più grosse e più globali e dei rimescolii più totali, attrezzatevi per tale situazione. Convocate delle giovani menti che siano predi­sposte per questo e che abbiano, oltre che l’intelligenza, il cuore, cioè lo spirito cristiano. Non  cercate nella nostra generazione una risposta, noi siamo veramente solo dei sopravvissuti.

Preghiera, riflessione, fiducia

Sono questi i tre termini con cui anche la nostra redazione vive questo particolare momento di passaggio della Chiesa.

Un momento inusuale, ma non inaudito. Un momento certamente delicato, ma non necessariamente periglioso. Un momento significativo, e per questo utile per crescere nella fede, nella comprensione della realtà della Chiesa, permeata dello Spirito Santo. In questo senso non abbiamo riflessioni da fare, o discussioni da imbastire. Solo tre termini da raccomandarci e raccomandarvi: preghiera, riflessione, fiducia.

Potranno essere punto di avvio di questa riflessione sia le parole dello stesso Benedetto XVI, sia il comunicato dell’Azione Cattolica Italiana, sia la riflessione del nostro Arcivescovo.

A Cagliari l’incontro nazionale degli incaricati di pastorale giovanile

Il sito della diocesi di Cagliari annuncia che inizia oggi  (e terminerà l’8 febbraio), presso il Santuario di Bonaria, un importante incontro di avvicinamento alla Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro.

Si tratta di un appuntamento nazionale a cui sono invitati gli incaricati di pastorale giovanile a livello diocesano e regionale (con rispettivi collaboratori) e rappresentanti nazionali delle aggregazioni laicali e istituti di vita consacrata nominati negli ultimi due anni impegnati nella pastorale giovanile: una sorta quindi di “stati generali” della pastorale giovanile italiana. La diocesi di Cagliari sarà rappresentata da don Alberto Pistolesi.

I relatori saranno mons. Pietro Santoro, Vescovo di Avezzano e presidente della commissione episcopale della CEI per il laicato, don Michele Falabretti, Responsabile del Servizio nazionale di Pastorale giovanile; il dott. Luigi Regoliosi, psicologo e pedagogista, docente presso l’Università cattolica del Sacro Cuore, mentre sono previsti anche lavori di gruppo e un laboratorio sulla progettazione.

Segnaliamo anche che mons. Arrigo Miglio presiederà l’Eucaristia con i partecipanti al convegno la sera di giovedì 7 febbraio: se i lavori propriamente detti sono riservati agli invitati la partecipazione all’Eucaristia può essere un buon modo per unirsi in comunione ai partecipanti a questo importante occasione di formazione.

Con il passo giusto 1

Con il passo giusto 2

Inizia oggi il secondo ciclo di esercizi spirituali serali

Da oggi, e fino al 1 febbraio, si svolgeranno gli esercizi serali promossi dall’Azione Cattolica diocesana, dal titolo «Sulla scia del Concilio». L’appuntamento è il secondo nell’anno, dopo quello svoltosi nel mese di novembre con padre Raspino.

L’orario di inizio è fissato ogni sera alle ore 20.00 presso la chiesa di Cristo Re, in via Scano 97.

Propone le meditazioni don Fabio Trudu, direttore dell’Ufficio Liturgico diocesano, docente di Liturgia presso la  Facoltà Teologica della Sardegna e l’Istituto Superiore di Scienze Religiose cittadino. Molti nell’AC lo ricorderanno, oltretutto, per il suo servizio di Assistente diocesano del Settore adulti.

385262_405445076211304_717946406_n